Cina: piano quinquennale, export e dazi USA

Cina: piano quinquennale, export e dazi USA

Pubblicato il 30/03/2026

Il nuovo Piano quinquennale della Cina 2026 - 2030 rappresenta la prima tappa di una strategia con obiettivi strutturali a quindici anni.


L’analisi del Piano aiuta a capire la traiettoria e gli obiettivi di sviluppo che la Cina sta perseguendo. Rispetto al recente passato, Pechino punta a un’espansione economica più moderata, ma più solida, tecnologica (si parla di “nuove forze produttive”) e più indipendente dagli shock geopolitici esterni.


L’obiettivo è diventare una “smart economy” e una “smart society” entro il 2035 grazie all’impiego dell’intelligenza artificiale nei settori produttivo, educativo e sanitario.


Il Piano designa le imprese come attori protagonisti dell’innovazione, prevede detrazioni fiscali per la ricerca e sviluppo, sostiene la creazione di alleanze tra PMI tecnologiche.


La formazione di talenti è centrale: si punta a un sistema integrato di istruzione, scienza e tecnologia con progetti di attrazione di talenti mediante canali di immigrazione qualificata e collaborazioni internazionali.


Il clima e lo sviluppo sostenibile, per la prima volta, occupano un posto di rilievo nel Piano: l’ambizione è quella di ridurre le emissioni di carbonio per unità di crescita del PIL (-17% entro il 2030).


L'obiettivo di crescita del PIL del 4,5 - 5% (il più basso dagli anni Novanta) indica un rallentamento dell’economia cinese, che continua però a crescere più della maggior parte dei Paesi G20. Pechino vuole raddoppiare il Pil pro capite in 10 anni (dai 13.400 dollari di fine 2024 a 30mila dollari).




La spesa per la difesa, pari a 277 miliardi di dollari, nel 2026 crescerà del 7%. Nella nuova era di aggressiva competizione internazionale, l’efficienza e la redditività passano in secondo piano rispetto a sicurezza nazionale (eliminare le vulnerabilità strategiche) e innovazione tecnologica (chiamata a garantire continuità e risorse al mondo produttivo anche in caso di conflitti commerciali, o guerre).


A guidare la nuova fase di sviluppo della Cina saranno le regioni più avanzate: l’area del delta del Fiume Azzurro (Shanghai, Hangzhou, Suzhou) e quella dell’estuario del Fiume delle Perle (Hong Kong, Macao, Guangdong).


Export cinese e dazi USA


L'introduzione nel 2025 dei dazi statunitensi ha modificato i flussi commerciali globali.

Come previsto, le importazioni statunitensi dalla Cina si sono fortemente ridotte (-20%); in termini di valore sono state inferiori di 104 miliardi di dollari rispetto al 2024.

Complessivamente, però, le esportazioni cinesi hanno saputo reagire ai dazi, registrando una crescita generalizzata in tutte le destinazioni (al di fuori degli Stati Uniti).


Il valore delle esportazioni cinesi è cresciuto lo scorso anno del 5,5% (rispetto al 4,6% del 2024):
+8% per l'area dell'euro
+13% per i paesi dell'Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (ASEAN)
+7% per l'America Latina
+26% per l'Africa.

 Fonte: Banca centrale europea


La Banca d’Italia ha studiato come le aziende italiane di medie e grandi dimensioni percepiscono il potenziale dirottamento dei prodotti cinesi - a seguito delle restrizioni commerciali statunitensi - e le sue implicazioni per i prezzi, le condizioni aziendali, gli investimenti e le aspettative macroeconomiche (“Rerouting of chinese products in response to us trade tariffs: evidence from italian firms’ expectations”).


  1. La maggior parte delle imprese non prevede un afflusso significativo di prodotti cinesi. Una minoranza non trascurabile – in particolare esportatori e imprese industriali – si aspetta una notevole riallocazione e una maggiore pressione al ribasso sui prezzi di vendita.
  2. Lo shock da deviazione aumenta l'incertezza a lungo termine e indebolisce i piani di investimento, in particolare tra le imprese industriali ed esportatrici (maggior difficoltà nella pianificazione a lungo termine).
  3. Le imprese esposte alla deviazione dei prodotti cinesi rivedono bruscamente al ribasso la loro valutazione delle attuali condizioni economiche in Italia, riflettendo una perdita di fiducia generalizzata.


La riallocazione dell'offerta cinese può generare pressioni al ribasso sui prezzi, con effetti aggregati potenzialmente negativi.


Interscambio Italia – Cina


Secondo un’elaborazione del Centro studi di Unimpresa, il disavanzo commerciale tra Italia e Cina è passato da -18,7 miliardi di euro nel 2019 a -43 miliardi nel 2025, con una crescita del 62% delle importazioni italiane.

Nel 2024 la Cina ha esportato in Italia beni per oltre 52 miliardi di euro, a fronte di 18 miliardi di export italiano verso Pechino.

Nei primi sette mesi del 2025, le importazioni dalla Cina sono aumentate del 29,3%, mentre le esportazioni italiane sono diminuite del 10%, con un peggioramento del saldo di oltre 9 miliardi.

La dipendenza italiana dalle forniture cinesi è elevata nei settori del mobilio (26,9%), tessile (24,1%) e apparecchi elettrici (21,7%).

Secondo la ricerca “Materie prime critiche e resilienza delle supply chains” la manifattura italiana dipende in modo significativo da forniture extra-UE per 364 prodotti (materie prime, semilavorati e beni capitali). I settori più esposti sono i semilavorati metallurgici e l’energia; la Cina è il principale fornitore dei prodotti critici.


Riforma dell'IVA in Cina


La Cina è impegnata a migliorare la coerenza tra le giurisdizioni, attrarre investimenti esteri con un contesto fiscale più prevedibile e allinearsi alle norme globali.

Il sistema IVA, finora gestito da uffici delle imposte locali con differenze nell'interpretazione delle normative IVA e delle procedure amministrative, è stato consolidato in un'unica legge a partire dal 1° gennaio 2026.

Le norme diventeranno legge applicabile, rafforzando la tutela dei contribuenti e creando uniformità amministrativa in tutte le regioni del Paese.

Le attività imponibili saranno definite più chiaramente: vendita di beni, prestazione di servizi, trasferimento di beni immateriali, importazione di beni, vendite transfrontaliere e transazioni digitali.

Con la nuova legge, la struttura dell’aliquota a tre livelli rimarrà:
13% per beni generali e importazioni
 9% per servizi essenziali come trasporti, poste e servizi di pubblica utilità
 6% per i settori dei servizi moderni, come finanza, IT e consulenza.

L'aliquota semplificata per i piccoli contribuenti sarà unificata al 3% (eliminando la precedente aliquota del 5%).

Alla luce del nuovo quadro IVA in Cina, i fornitori di servizi transfrontalieri e gli esportatori dovrebbero rivalutare la conformità delle loro operazioni alla revisione fiscale in atto.

È abbastanza probabile che l'Amministrazione Fiscale Statale Cinese (STA) sfrutterà l'analisi dei dati basata sull'intelligenza artificiale per identificare le non conformità al nuovo sistema IVA.

Fonte: Avalara | Global Tax Changes report 2026 (pag. 26)


Fiere


SIGEP CHINA 8-9 giugno 2026 Shanghai
ECOMONDO 11 - 12 giugno Shanghai
MARCA 8-9 settembre Guangzhou
COSMOPROF 11 - 13 novembre Hong Kong


Enti camerali di riferimento sul territorio cinese



Camera di Commercio Italiana in Cina
Italian Chamber of Commerce in Hong Kong and Macao
CCIC Camera di Commercio Italina in Cina
Camera di Commercio Italo-Orientale
CLUB ASIA - rete delle Camere di Commercio Miste
ICCF Italy China Council Foundation