Dazi USA: verso un cambio di rotta?
Pubblicato il 02/03/2026
Dopo la sentenza della Corte Suprema, l’amministrazione Trump è in difficoltà sui dazi commerciali.
Prima la Camera ha sfidato Donald Trump votando la revoca dei dazi imposti al Canada (sei deputati repubblicani hanno votato per il blocco dei dazi al Canada perché, a loro avviso, erano responsabili dell'aumento dei prezzi).
Poi, la Corte Suprema ha dichiarato illegittimi i dazi in quanto imposti senza prima passare dal Congresso. La sentenza - che alcuni autorevoli quotidiani statunitensi definiscono “la più importante del secolo” - riafferma le prerogative costituzionali del Congresso.
La Corte Suprema ritiene che far approvare una norma al Congresso, malgrado possa comportare difficoltà politiche o rallentamenti, garantisce il compromesso e la moderazione.
Nuove tariffe globali al 10% per 150 giorni
Donald Trump risponde rapidamente allo stop della Corte alzando i dazi globali con effetto immediato al 10% per un periodo di 150 giorni (appellandosi alla sezione 212 del Trade Act del 1974 che consente l'introduzione di dazi globali fino al 15%, per un periodo di 150 giorni).
Trump potrebbe appellarsi anche ad altre leggi per attuare quello che ha definito piano B in risposta alla sentenza: la sezione 232 del Trade Expansion Act, la sezione 338 del Tariff Act del 1930, le sezioni 201 e 122 del Trade Act del 1974.
Il rappresentante Usa per il commercio Jamieson Greer ha dichiarato “Entrati in vigore al 10%, stiamo lavorando sul 15%”.
Secondo un’analisi condotta da Global Trade Alert, l’introduzione del nuovo dazio globale avrà ripercussioni positive per il Brasile (che beneficerà della maggiore riduzione dell’aliquota media dei dazi -13,6%) e per la Cina con una riduzione di 7,1 punti e India (-5,6%).
A essere colpiti più duramente gli alleati storici degli Stati Uniti come Regno Unito (+2,1%), Unione Europea (+0,8%) e Giappone (+0,4%). L’Italia risulta particolarmente esposta (+1,7%) secondo gli analisti.
Principali reazioni
La Commissione europea ha chiesto chiarezza sulle misure che gli Stati Uniti intendono ora adottare e ha ricordato quanto concordato da entrambe le parti nella dichiarazione congiunta Ue-Usa. “L'Ue si aspetta che gli Usa onorino gli impegni”.
Il governo britannico si aspetta che la posizione commerciale privilegiata con gli Stati Uniti continui (la precedente intesa bilaterale prevedeva dazi del 10%).
La Cina ha colto l’occasione per “esortare gli Stati Uniti a cancellare le misure tariffarie unilaterali nei confronti dei suoi partner commerciali”.
Il ministro Tajani ha presieduto una riunione della "Task Force dazi", che coinvolge 40 imprese italiane e le principali associazioni di categoria, per esaminare la revisione temporanea dei dazi doganali e le conseguenti ripercussioni sul sistema produttivo nazionale.
Il Rappresentante Commerciale degli Stati Uniti, Jamieson Greer tenta di stabilizzare il quadro negoziale rassicurando i partner: "Rispetteremo gli accordi con l'Unione Europea, la Cina e gli altri partner commerciali nonostante la Corte Suprema".
Per quanto riguarda eventuali rimborsi la Corte Suprema ha rinviato il caso a un tribunale di grado inferiore che dovrebbe dare le sue indicazioni nei prossimi mesi.
Secondo il Financial Times, la Casa Bianca stava già pianificando - prima dell’intervento della Corte Suprema - una riduzione mirata delle tariffe su acciaio e alluminio. L'aumento dei costi delle materie prime si è infatti tradotto in un rincaro di prodotti di uso quotidiano e sta spingendo l'amministrazione a riconsiderare l'efficacia di tali misure.
Chi sostiene il costo dei dazi USA?
L'incidenza tariffaria indica come i costi di un dazio vengono ripartiti tra esportatori esteri e importatori USA.
Quando l'incidenza tariffaria ricade interamente sull'importatore, il 100% dei dazi si trasferisce ai prezzi all'importazione.
Solo se l'esportatore abbassa il prezzo di vendita (nel timore di perdere quote di mercato), il prezzo all'importazione rimane invariato e non ha ricadute su imprese e consumatori USA.
Quando Trump ha iniziato a utilizzare i dazi commerciali per “tutelare” la sicurezza e gli interessi nazionali, gli economisti più accorti si sono subito chiesti: “Chi pagherà le conseguenze?”.
La Federal Reserve di New York aveva già condotto, nel biennio 2018 - 2019, un’analisi sull'effetto dei dazi introdotti sui prezzi delle merci esportate negli Stati Uniti.
I risultati del primo studio dimostravano che gli esportatori esteri non avevano abbassato i loro prezzi, quindi lo scotto si era trasferito in massima parte su imprese e consumatori americani in termini di maggiori oneri di importazione.
Il 12 febbraio 2026, la Federal Reserve Bank di New York ha pubblicato un nuovo rapporto che conferma: consumatori e aziende statunitensi, da gennaio 2024 a novembre 2025, hanno pagato quasi il 90% dell'onere economico dei dazi sulle importazioni imposti da Donald Trump.
La letteratura economica sostiene inoltre che i dazi possono generare modesti benefici per l’occupazione nei settori direttamente protetti, ma hanno un effetto negativo sull’occupazione totale.
Resilienza delle imprese italiane ai dazi USA
Secondo un’analisi di Banca d’Italia del dicembre 2025, nonostante la significativa esposizione dell'Italia al mercato statunitense, le imprese italiane potrebbero dimostrare una moderata resilienza all'attuale ondata di dazi statunitensi.
L'impatto diretto dovrebbe rimanere limitato - essendo i prodotti italiani di alta qualità con un'elasticità al prezzo relativamente bassa - e dato che la natura multilaterale degli aumenti tariffari riduce la possibilità di deviazione degli scambi.
“Tuttavia, l'eterogeneità tra settori e province rimane un'importante fonte di vulnerabilità
I cluster locali di imprese orientate all'export potrebbero subire interruzioni più marcate e le interazioni con shock concomitanti - tra cui tensioni geopolitiche, fluttuazioni dei tassi di cambio e la continua riconfigurazione delle catene del valore globali - potrebbero amplificare gli effetti aggregati nel tempo”.
Fonte: Banca d’Italia (The effects of US tariffs on Italian firms: an ex-ante micro-level perspective - Dicembre 2025)