Porti, logistica e crisi geopolitiche: l’impatto sulle imprese italiane 

Porti, logistica e crisi geopolitiche: l’impatto sulle imprese italiane 

Porti, logistica e crisi geopolitiche: l’impatto sulle imprese italiane 

Pubblicato il 07/09/2026

Nuove direttrici commerciali stanno cambiando il ruolo di porti, logistica e infrastrutture nella competitività dei sistemi economici. L’articolo analizza l’impatto delle tensioni nel Mar Rosso e nello Stretto di Hormuz sulle rotte commerciali, sui costi energetici e sulle catene di approvvigionamento. Approfondisce inoltre il ruolo crescente del Mediterraneo, le performance dei porti italiani e gli investimenti necessari per rafforzare intermodalità, digitalizzazione e resilienza logistica. 

 

La geopolitica ridisegna le rotte marittime 

 

Attraverso il mare transitano le esportazioni delle imprese e gli approvvigionamenti energetici. Le tensioni in Medio Oriente, gli attacchi nel Mar Rosso e la crisi dello Stretto di Hormuz hanno riportato al centro dell’attenzione il ruolo strategico delle rotte marittime

 

Secondo il 13° Rapporto "Italian Maritime Economy", realizzato dal centro studi SRM collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo, la sfida non è movimentare più merci, ma connettere in modo più efficiente porti, reti ferroviarie, aree produttive e mercati internazionali, rafforzando la resilienza delle catene di approvvigionamento

 

Prima della crisi, attraverso lo Stretto di Hormuz transitavano il 37% del commercio mondiale di greggio, il 28% del GPL, il 19% del GNL, il 19% dei prodotti raffinati, il 13% dei prodotti chimici e il 9% dei veicoli.

 

La chiusura quasi totale dello Stretto ha interrotto il transito di volumi equivalenti a circa il 10% della produzione mondiale di petrolio e al 5% di quella di gas. L’impatto si è tradotto in un aumento dei costi energetici, dei premi assicurativi e dei noli marittimi. 

 

Il Golfo è anche un hub strategico per fertilizzanti azotati, elio, zolfo, metanolo e materie prime critiche indispensabili per numerose filiere industriali, dall’energia all’agroalimentare, alla manifattura avanzata.

 

Le compagnie di navigazione, per garantire la continuità delle catene di fornitura, hanno reagito con deviazioni di rotta, maggiore ricorso al transhipment - il trasferimento di merci o container da un mezzo di trasporto a un altro durante il viaggio verso la destinazione finale - e soluzioni intermodali che combinano trasporto marittimo e terrestre. 

 

Agenzia ICE ha analizzato l’andamento mensile dei transiti di navi attraverso quattro passaggi marittimi strategici - canale di Suez, Capo di Buona Speranza, stretto di Bab el-Mandeb e stretto di Hormuz - tra gennaio e maggio 2026. 

 

Dopo aver registrato valori particolarmente elevati a gennaio (2.295 navi) e febbraio (2.658), gli arrivi nello stretto di Hormuz nel marzo 2026 sono crollati a 158 in concomitanza con lo scoppio del conflitto.

 

L’incremento del traffico che parallelamente si osserva lungo la rotta del Capo di Buona Speranza è piuttosto contenuto, confermando la mancanza di un’alternativa via mare allo stretto di Hormuz. 

 

Il canale di Suez e lo stretto di Bab el-Mandeb mostrano invece andamenti stabili nel periodo a conferma che le rotte si sono stabilizzate su un nuovo equilibrio.

 

Il ruolo del Mediterraneo

 

La crescente regionalizzazione degli scambi e la ricerca di filiere più solide stanno rafforzando il ruolo del Mediterraneo come piattaforma di collegamento tra Europa, Asia e Africa

 

  • Lo spazio Euro-Mediterraneo rappresenta circa il 31% del commercio mondiale, per un valore vicino a 7.600 miliardi di dollari. 

  • Gli scambi all’interno dell’area Euro-Med superano i 4.400 miliardi di dollari, di cui circa 500 miliardi trasportati via mare.

  • Nonostante le difficoltà che hanno interessato il Canale di Suez, i principali porti dell'area hanno movimentato nel 2025 oltre 72 milioni di TEU - l'unità di misura standard usata nel trasporto marittimo per contare i container - (+5,9%) e le previsioni indicano un aumento del traffico container del 15% entro il 2030.

 

Nel 2025 i volumi del traffico container intra-mediterraneo sono cresciuti del 6,3% rispetto all’anno precedente, superando i 3,2 milioni di TEU. I collegamenti intra-mediterranei hanno garantito continuità alle catene logistiche durante le crisi del Canale di Suez e del Mar Rosso, rafforzando la resilienza del sistema marittimo regionale.

 

Tanger Med si conferma il principale porto container del Mediterraneo, con 11,1 milioni di TEU movimentati nel 2025 (+18,8%). 

Fonte: Sintesi del Rapporto Italian Maritime Economy 2026

Il peso dell’economia del mare in Italia

 

Il quadro internazionale si riflette su una filiera che in Italia ha dimensioni rilevanti. Secondo il XIV Rapporto Nazionale sull’Economia del Mare 2026, curato da Unioncamere e da altri attori del sistema camerale. L’economia del mare conta 253.599 imprese e 1.133.949 occupati e genera un valore aggiunto diretto di 78,9 miliardi di euro, che sale a 224,9 miliardi considerando il valore attivato nel resto dell’economia: l’11,4% del PIL nazionale. Il valore aggiunto diretto cresce del 3,8%, contro il 2,1% dell’economia nazionale, e l’occupazione del 4,2%.


Fonte: Unioncamere – XIV Rapporto Nazionale sull’Economia del Mare 2026, presentato al MIMIT nell’ambito del Blue Forum 2026.

 

Performance dei porti italiani 

 

Nel 2025 le Autorità di Sistema Portuale hanno movimentato complessivamente 511 milioni di tonnellate di merci (+3,5%):

 

  • rinfuse liquide 186 milioni di tonnellate

  • container 132 milioni di tonnellate 

  • traffico Ro-Ro 122 milioni di tonnellate

 

Il traffico container ha raggiunto i 12,8 milioni di TEU (+7,1%), sostenuto soprattutto dalla forte crescita delle attività di transhipment (+13,3%). 

 

L’Italia è leader europeo nello Short Sea Shipping - trasporto marittimo a corto raggio - con 304 milioni di tonnellate movimentate e una quota di mercato pari al 15,6%. 

 

I principali partner marittimi dell’Italia per movimentazione merci sono la Turchia e la Spagna.

 

L’intermodalità ferro-mare rappresenta una delle sfide più rilevanti per migliorare l’integrazione tra porti, reti ferroviarie e mercati europei. Il sistema portuale italiano può contare su 13 miliardi di euro di investimenti programmati, destinati a migliorare l’accessibilità marittima, potenziare i collegamenti dell’ultimo miglio, accelerare la digitalizzazione degli scali e rafforzarne la resilienza climatica. 

 

Fonte: Intesa Sanpaolo


Implicazioni Strategiche per le Imprese

 

  • Diversificazione dei fornitori: È fondamentale ridurre la dipendenza da singole rotte o aree geografiche instabili per mitigare i rischi di interruzione delle forniture.

  • Contratti di logistica a lungo termine: Le aziende dovrebbero valutare accordi pluriennali per stabilizzare i costi di trasporto e proteggersi dalla volatilità dei noli marittimi.
  • Monitoraggio attivo della supply chain: Investire in tecnologie di tracciamento in tempo reale è essenziale per una maggiore visibilità e una rapidità di risposta tempestiva in caso di emergenze logistiche.
  • Digitalizzazione dei processi: Integrare i sistemi aziendali con le piattaforme logistiche e portuali (es. Port Community Systems) consente di ottimizzare i tempi di attesa, riducendo le inefficienze operative e i costi correlati.

  • Ricorso agli strumenti del sistema camerale: i Libri Bianchi regionali sulle priorità infrastrutturali e le analisi territoriali di Unioncamere e Uniontrasporti offrono alle imprese un quadro aggiornato sullo stato dei collegamenti e delle opere programmate, utile per pianificare flussi e investimenti logistici.