Accordo Ue – Mercosur: verso l’applicazione immediata provvisoria?

Accordo Ue – Mercosur: verso l’applicazione immediata provvisoria?

Pubblicato il 29/01/2026

Unione Europea e Mercosur hanno da poco firmato un importante accordo, ma il 21 gennaio il Parlamento europeo ha rinviato il trattato alla Corte di giustizia Ue per una valutazione giuridica.


L'UE è il secondo partner del Mercosur per quanto riguarda gli scambi di beni nel 2024, dietro alla Cina e prima degli Stati Uniti.


Nel 2024 il valore degli scambi commerciali dell'UE con il Mercosur superava i 111 miliardi di euro: 55,2 miliardi di euro di esportazioni e 56 miliardi di euro di importazioni. Oltre l'80% del flusso commerciale è stato registrato tra l'UE e il Brasile.


Tra il 2014 e il 2024 gli scambi di beni UE-Mercosur sono cresciuti di oltre il 36%: le importazioni sono aumentate di più del 50% e le esportazioni del 25%.


Il nuovo accordo, raggiunto dopo 25 anni di negoziati, rafforza la proiezione dell’Europa, diversifica i mercati di sbocco per le produzioni europee e permette di rafforzare le catene di fornitura rendendole più resilienti.


Oltre a creare un'area di libero scambio in cui vivono più di 700 milioni di consumatori e favorire collaborazioni industriali in settori strategici per l’innovazione, la nuova intesa rende più sicuro l’accesso europeo alle materie prime e ai minerali critici del Mercosur.


L'accordo è stato approvato con il voto della maggioranza qualificata dei Paesi membri. Hanno votato contro l'intesa cinque governi: Francia, Polonia, Austria, Ungheria e Irlanda. Il Belgio si è astenuto.


Cosa prevede l’accordo con il Mercosur?


Al momento, i dazi dei quattro Paesi Mercosur sulle merci Ue sono del 35% sulle auto, del 20% sui prodotti industriali, del 18% su quelli chimici e del 14% su quelli farmaceutici.


L’accordo prevede l’azzeramento o la forte riduzione dei dazi sui prodotti che rappresentano oltre il 90% dell’export UE (in particolare automotive, macchinari industriali, prodotti chimici e farmaceutici).


L’11% delle linee tariffarie dell’export UE avrà accesso duty-free dall’entrata in vigore dell’accordo. La maggior parte delle altre linee tariffarie sarà liberalizzata in un periodo compreso tra i 4 e 10 anni. Pochi prodotti saranno liberalizzati in un tempo superiore.


Vantaggi per le imprese


Secondo le previsioni, l’eliminazione dei dazi consentirà agli esportatori UE di risparmiare oltre 4 miliardi di euro di dazi all’anno.


Nel 2024 i beni industriali corrispondono al 94% del nostro export nel Mercosur. L’Italia ha un buon posizionamento competitivo in vari settori: agroalimentare, macchinari e prodotti elettrici, prodotti chimici e farmaceutici, veicoli e altri mezzi di trasporto, plastica e gomma, strumenti ottici, medici, di misura o precisione.


Le imprese e gli operatori doganali avranno procedure più snelle e minori adempimenti amministrativi.


L’intesa favorisce inoltre l’ingresso nel settore dei servizi - turismo, attività d’impresa, trasporti, servizi finanziari, telecomunicazioni e digitale. Le imprese europee potranno partecipare alle gare d’appalto pubbliche nei paesi Mercosur.


Nel 2023 (l'anno più recente per il quale sono disponibili dati) l'UE ha esportato più di 29 miliardi di euro in servizi verso il Mercosur (cha esportato circa 13,4 miliardi di euro in servizi verso l'UE).


Non ci saranno benefici solo a livello di export, cresceranno anche gli investimenti industriali, verranno realizzate nuove infrastrutture e si svilupperanno filiere integrate in un’area in cui gli investimenti produttivi e la domanda di soluzioni tecnologiche avanzate sono previsti in aumento.


Infine, l’accordo garantisce protezione a 57 DOP e IGP italiane. Tra le eccellenze tutelate: Aceto balsamico di Modena, Asiago, Fontina, Gorgonzola, Grana Padano, Parmigiano Reggiano, Pecorino romano, Mozzarella di bufala campana, Taleggio, Bresaola della Valtellina, Mortadella Bologna, Prosciutto di Parma, Prosciutto San Daniele, Mela Alto Adige, Pasta di Gragnano. Tra i vini: Asti, Barbera, Bardolino, Barolo, Brunello di Montalcino, Chianti, Prosecco, Franciacorta, Lambrusco, Marsala, Montepulciano d’Abruzzo, Soave, Valpolicella, Vino Nobile di Montepulciano.


Firma dell’intesa politica


Ursula von der Leyen ha commentato lo storico traguardo: "Preferiamo il commercio equo ai dazi doganali. Stiamo creando la più grande zona di libero scambio al mondo, un mercato che vale quasi il 20% del Pil globale”.


Il presidente del Consiglio Ue, Antonio Costa ha ribadito: "Oggi lanciamo un messaggio sull'essenza del commercio libero, del multilateralismo e del diritto internazionale come base nel rapporto tra le regioni, invece che arma geopolitica. Non vogliamo creare sfere d'influenza, ma zone di prosperità condivisa, non vogliamo né dominare né imporre, ma rafforzare i legami tra i cittadini e le nostre imprese".


L’accordo con il Mercosur è particolarmente rilevante per l’industria italiana, che ha accolto con favore la firma, ma viene criticato dalla maggior parte degli agricoltori europei.


Coldiretti ha riconosciuto un miglioramento sulle clausole di salvaguardia (la soglia per far scattare la tutela sui prodotti agricoli sensibili è scesa al 5%), ma ritiene insufficienti i requisiti di reciprocità. L’organizzazione degli agricoltori chiede di “fermare le importazioni di cibi che non rispettano gli standard europei e mettono a rischio la salute dei cittadini e il reddito degli agricoltori”.


I costi del rinvio del trattato alla Corte Ue


Il 21 gennaio, per soli 10 voti, il Parlamento europeo ha approvato il rinvio del trattato Ue-Mercosur alla Corte di giustizia dell’Unione europea, per valutare se l’accordo sia giuridicamente conforme ai principi dei Trattati Ue.


Si congela così la ratifica e si apre una fase di stallo che rischia di durare vari mesi. In attesa del verdetto dei giudici, resta inespresso il potenziale export europeo verso oltre 260 milioni di consumatori sudamericani.


L’accordo, raggiunto formalmente nel 2019, avrebbe dovuto entrare in vigore nel 2021.

Quanto è costato, in termini di mancato scambio commerciale, ogni anno di rinvio della ratifica?


L’European Centre for International Political Economy (ECIPE) ha calcolato che il ritardo di cinque anni (2021 - 2025) è già costato all'UE circa 183 miliardi di euro in mancate esportazioni e 291 miliardi di euro in prodotto interno lordo.


Gli analisti avvertono: “Se l'accordo non venisse ratificato entro il 2026, si prevede che tali perdite saliranno a 216 miliardi di euro di esportazioni e 344 miliardi di euro di PIL. Ogni mese aggiuntivo di ritardo nel corso del 2026 comporta costi pari a circa 4,4 miliardi di euro di PIL perso e 3 miliardi di euro di esportazioni mancate”.


Le vendite non realizzate - ipotizzando un ritardo di sei anni - sono concentrate nel settore manifatturiero dell'UE:

  1. mezzi di trasporto, potenziale deficit di 94 miliardi di euro 
  2. macchinari e attrezzature, 23,8 miliardi di euro
  3. prodotti chimici, 21,2 miliardi di euro
  4. siderurgia, 12,6 miliardi di euro
  5. agroalimentare, 12,6 miliardi di euro
  6. prodotti farmaceutici, 11,5 miliardi di euro.


Anche nel settore dei servizi la perdita di esportazioni è significativa: 3 miliardi di euro, principalmente nei settori commercio e logistica, comunicazioni e servizi finanziari.


L’ECIPE ha stimato anche l’impatto, in sei anni, sui principali paesi:


  1. la Germania subisce una perdita di esportazioni pari a 71 miliardi di euro
  2. la Francia pari a 38 miliardi di euro
  3. l'Italia pari a 29 miliardi di euro
  4. la Spagna pari a 20 miliardi di euro.


Altri Paesi UE risentiranno del ritardo nella ratifica dell'accordo, in particolare quelli orientati all'export come Portogallo, Ungheria, Belgio e Svezia.


Se le imprese europee non riusciranno a espandere la propria presenza nel Mercosur nei prossimi anni, i concorrenti (in particolare la Cina) avranno il tempo per consolidare le proprie posizioni di mercato e i legami della catena di approvvigionamento nella regione.


Inoltre, il ritardo limita la diversificazione della catena di approvvigionamento della UE, in particolare per quanto riguarda le materie prime critiche.


II Policy Brief conclude: “La rapida ratifica dell'accordo è un imperativo per la crescita economica, la competitività e la resilienza economica dell'Europa”.


Va considerato anche l’eventuale danno alla credibilità dell’UE che si è impegnata con gli altri quattro Paesi del Mercosur, che sono interessati a dare seguito all’accordo in tempi brevi.


Applicazione immediata provvisoria


C’è però un’alternativa allo stallo attuale: l’applicazione provvisoria dell’Accordo, nelle more della decisione dei giudici della Corte Ue.


Il 22 gennaio, il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa durante una conferenza stampa ha dichiarato: “Il Consiglio Ue ha già deciso la scorsa settimana non solo di autorizzare la Commissione a firmare l’Accordo col Mercosur, ma anche di procedere all’applicazione provvisoria dell’Accordo. Questa è la posizione del Consiglio, e invito la Commissione a utilizzare questa decisione del Consiglio e ad attuare l’applicazione provvisoria dell’accordo Mercosur”.


Anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani è favorevole all’applicazione immediata: “Col Mercosur ci può essere anche un’applicazione provvisoria: questo significherà avere altri 14 miliardi in più per quanto riguarda il nostro commercio internazionale”.


Il ministro dell’Economia, del Commercio e delle Imprese spagnolo Carlos Cuerpo ha definito necessaria un’implementazione immediata dell’accordo e ha ricordato che non sarebbe la prima volta che accade (accordo con il Canada entrato in vigore nel 2017).