Capitale umano e talenti globali: la risorsa strategica dell’internazionalizzazione nel 2025
Pubblicato il 01/12/2025
INDICE
- Le competenze più richieste per gestire con successo i mercati esteri
- Verso nuovi profili professionali: il Digital Export Manager
Nel 2025, avere un prodotto competitivo non basta più: a determinare il successo all’estero è la qualità del capitale umano.
Le imprese italiane devono investire in persone e competenze adeguate per sostenere l’internazionalizzazione, in un mercato del lavoro che, secondo le previsioni Unioncamere – Excelsior 2025-2029, registrerà fino a 3,7 milioni di nuovi occupati, con una forte concentrazione nei settori più orientati all’export.
La competizione globale si gioca sulle skill: sostenibilità, mindset digitale e capacità di adattamento sono i requisiti imprescindibili per operare in mercati sempre più interconnessi e regolamentati.
Le competenze più richieste per gestire con successo i mercati esteri
I dati Excelsior mostrano come sostenibilità e digitalizzazione siano i grandi driver che guideranno il quinquennio 2025-2029: si prevede la ricerca di 2,4 milioni di lavoratori con competenze green (attitudine al risparmio energetico e alla sostenibilità ambientale) e 2,2 milioni con solide competenze digitali.
Una quota rilevante, circa il 39% del totale, riguarderà ruoli di alto profilo: dirigenti, specialisti e tecnici capaci di guidare l’azienda nel passaggio da un approccio tradizionale all’export verso un modello strategico e data-driven, grazie alla combinazione di competenze tecniche, visione internazionale e capacità di adattamento ai diversi contesti di mercato.
Le soft skill più ricercate, come problem solving, team working, pensiero critico e comunicazione interculturale, diventano il collante indispensabile per valorizzare le competenze tecniche.
Verso nuovi profili professionali: il Digital Export Manager
La trasformazione dell’export porta con sé una nuova generazione di professioni. Saranno i comparti relativi a Commercio e Turismo a esprimere il fabbisogno più elevato (circa 702.000 unità), trainando la richiesta di esperti di marketing internazionale, vendite e gestione dei mercati esteri.
In particolare, la spinta data dalla trasformazione digitale sta rendendo sempre più centrale la figura del Digital Export Manager: una risorsa capace di unire capacità analitiche, conoscenza dei canali digitali e visione internazionale dei processi di vendita.
Nelle filiere del Made in Italy, dalla Moda alla Meccatronica, pesa una forte esigenza di ricambio generazionale (replacement demand), che rende cruciale l’ingresso di nuovi talenti. Le previsioni, tuttavia, evidenziano un importante mismatch formativo: ad esempio, nel caso dei profili STEM in ambito terziario, il fabbisogno previsto potrebbe superare del 25% il numero di giovani in possesso di questa formazione che faranno ingresso nel mercato del lavoro.
A contribuire alla crescita dell’export italiano saranno anche i lavoratori stranieri, che copriranno il 21% del fabbisogno totale dei settori privati – con punte del 47% nella Moda e del 33% nella Mobilità e Logistica. Un andamento che dimostra come i talenti globali non siano solo quelli che si muovono verso nuovi mercati, ma anche quelli che l’Italia accoglie per rafforzare la propria competitività.
Grazie al supporto di Progetto SEI, le PMI italiane possono accedere a percorsi di orientamento e formazione per sviluppare le competenze necessarie all’internazionalizzazione e costruire team export realmente competitivi.
L’iscrizione è gratuita: se vuoi consolidare il capitale umano della tua impresa sui mercati internazionali, unisciti a Progetto SEI.

FONTI
- UnionCamere, Sistema Informativo Excelsior, Previsioni dei fabbisogni occupazionali e professionali in Italia a medio termine (2025-2029)