Dazi USA sulla pasta italiana: le azioni della Farnesina contro le misure antidumping
Pubblicato il 20/11/2025
INDICE
- Dazi USA sulla pasta: cosa sta succedendo e perché
- Export pasta: pilastro dell’economia italiana
- Mercati alternativi ad alto potenziale per l’export italiano di pasta
- Le contromosse italiane: diplomazia e tutela del Made in Italy
Negli ultimi mesi si sono riaccese le tensioni commerciali tra Italia e Stati Uniti, con l’introduzione di nuovi dazi antidumping che colpiscono le esportazioni di pasta italiana. Le misure, motivate da presunte pratiche di dumping, minacciano un settore simbolo del Made in Italy e mettono in difficoltà molte imprese esportatrici.
Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) è intervenuto con decisione per contestare le misure e difendere gli interessi economici nazionali. Ecco un aggiornamento sul contesto, sull’impatto e sulle azioni diplomatiche in corso.
Dazi USA sulla pasta: cosa sta succedendo e perché
Nel 2025 gli Stati Uniti hanno annunciato l’introduzione di nuovi dazi antidumping sulla pasta italiana, accusando alcune aziende produttrici di aver praticato prezzi “sottocosto” (presunto dumping) rispetto al mercato interno americano. Le misure, definite da Washington come “extra duties” temporanei, colpirebbero in particolare i produttori di pasta di grano duro provenienti da regioni come Puglia, Campania ed Emilia-Romagna, che da anni rappresentano il cuore dell’export agroalimentare italiano verso gli USA.
Secondo fonti del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI), l’Italia contesta con fermezza la legittimità di questi dazi, considerandoli “ingiustificati e lesivi della libera concorrenza internazionale”. La Farnesina ha avviato un dialogo diretto con le autorità statunitensi e con l’Unione Europea per chiedere la revisione immediata delle misure, sottolineando come non vi siano evidenze concrete di dumping o di pratiche commerciali scorrette.
Export di pasta: pilastro dell’economia italiana
Il comparto della pasta rappresenta uno dei settori più strategici dell’agroalimentare italiano:
- Nel 2024, l’Italia ha esportato circa 2,2 milioni di tonnellate e ciò rappresenta circa il 77% delle esportazioni UE in volume
- Secondo i dati Eurostat, Regno Unito e Stati Uniti rappresentano rispettivamente il 25 e il 23% delle esportazioni di pasta dell’UE
- L’export di pasta italiana verso gli USA vale 671 milioni di euro
L’introduzione degli extra-dazi che, sommati ai dazi già esistenti sui prodotti europei, porterebbero l’imposizione complessiva fino al 107% dal 2026, rischia di rendere il mercato americano economicamente impraticabile per molte imprese italiane.
Questa situazione mette in luce una criticità strutturale: una forte esposizione verso un singolo mercato aumenta la vulnerabilità dell’intera filiera. Per molte aziende, significherebbe rivedere listini, margini e strategie distributive, o addirittura sospendere temporaneamente le attività sul mercato USA.
Proprio per questo, gli esperti suggeriscono di affiancare alle azioni diplomatiche una strategia aziendale focalizzata su: diversificazione geografica, presidio di mercati alternativi ad alto potenziale, valutazione delle elasticità della domanda.
Mercati alternativi ad alto potenziale per l’export italiano di pasta
I dati più recenti del Market Selection Ranking – Pasta di grano duro, Novembre 2025 evidenziano una serie di destinazioni che, per opportunità, affidabilità e accessibilità, mostrano un potenziale di crescita superiore al mercato statunitense, oggi penalizzato dal rischio tariffario.
Sulla base dell’Indice Sintetico di potenzialità (che combina importazioni, quota Italia, previsione di crescita e incidenza della fascia premium), i mercati più promettenti risultano:
1. Europa Nord-Occidentale: Belgio, Paesi Bassi, Germania
- Belgio – 1° mercato per potenzialità (Indice 92,78): elevato import pro capite (10,9 €) e forte presenza italiana (quota del 50,5%).
- Paesi Bassi – 2° mercato (92,63): dinamico, ad alto valore import (174,4 mln €) e in crescita fino al 2028.
- Germania – 3° mercato (88,49): mercato molto rilevante (562,6 mln € import) con una quota italiana già dominante (85,86%)
Perché strategici? Mercati maturi, molto ricettivi verso prodotti premium e con previsione di continua crescita della domanda.
2. Asia: Giappone e Corea del Sud
- Giappone – 4° posto (87,53): incidenza altissima della fascia di prezzo medio-alta (29,86%) e domanda prevista in forte aumento (fino a +15.070,7 mila € entro il 2028).
- Corea del Sud – 43° posto, ma con import elevati (182,6 mln €) e forte propensione alla qualità.
Perché strategici? Marcata preferenza per prodotti di qualità e valore aggiunto, ideale per un posizionamento premium del Made in Italy.
3. Nord America: Canada
- Canada – 5° posto (85,80): mercato solido, con 250,4 mln € di import e alta incidenza premium (15,8%).
- Previsioni di crescita molto positive al 2028 (+2.540,7 mila €)
Perché strategico? Mercato stabile, meno esposto a tensioni tariffarie e con consumatori affini alla cucina italiana.
4. Medio Oriente: Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita
- Emirati Arabi Uniti – 9° posto (81,18): una delle incidenze premium più alte al mondo (56,34%), mercato ad alto valore.
- Arabia Saudita – 25° posto (69,21): forte crescita del consumo interno e prospettive positive nel lungo periodo
Perché strategici? Domanda in espansione, reddito medio elevato e alta disponibilità a riconoscere prezzi premium.
5. Oceania: Australia
- Australia – 10° posto (80,07): valore import di 89,3 mln € e quota Italia del 59,22%, con domanda prevista in aumento entro il 2028.
Perché strategica? Mercato meno presidiato e in crescita, adatto alle aziende che vogliono consolidare la presenza fuori dall’Europa.
Diversificare verso questi mercati significa per le imprese:
- ridurre il rischio di dipendenza da un singolo partner commerciale
- concentrarsi su mercati con maggiore stabilità politico-tariffaria
- puntare su Paesi con elevata incidenza della fascia premium, particolarmente adatti al posizionamento del Made in Italy
Le contromosse italiane: diplomazia e tutela del Made in Italy
La Farnesina ha annunciato un piano di azione multilivello per contrastare i nuovi dazi antidumping USA. Tra le iniziative già avviate figurano:
- il coinvolgimento della Commissione Europea per una risposta coordinata a livello comunitario;
- il ricorso formale presso l’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) contro l’applicazione degli extra-dazi;
- l’attivazione di un tavolo di crisi con le imprese italiane colpite, volto a fornire assistenza legale, strumenti di mitigazione dei costi e strategie alternative di internazionalizzazione.
Il MAECI ha ribadito che “la tutela del Made in Italy resta una priorità strategica” e che le azioni diplomatiche proseguiranno per garantire un ambiente commerciale equo e trasparente. Allo stesso tempo, si invitano le aziende a sfruttare i servizi di consulenza export e internazionalizzazione delle imprese, per diversificare i mercati e ridurre la dipendenza dalle esportazioni verso gli Stati Uniti.
Le tensioni sui dazi USA 2025 rappresentano ancora una sfida complessa ma anche un’occasione per rafforzare la presenza internazionale del settore agroalimentare italiano, promuovendo un modello di internazionalizzazione più solido, sostenibile e capace di tutelare la qualità del Made in Italy nel mondo.
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FONTI
- MAECI – Azione della Farnesina sugli “extra-dazi” USA sulla pasta italiana (contestati i dazi per presunte pratiche di dumping)
- Euronews – Feeling the strain: Italian pasta makers reach boiling point over Trump tariffs
- Mercato Globale (Promos Italia) – Dazi USA antidumping sulla pasta italiana?
- Market Selection – Go2Market Pasta di grano duro (Report Novembre 2025)
- Coldiretti – Dazi: il 107% sarebbe un colpo mortale per la pasta italiana
- EUNews – Italy queen of pasta: exported more than 2 million tonnes in 2024. But US market now at risk