Export circolare: come l’economia green rafforza la competitività del Made in Italy
Pubblicato il 27/11/2025
INDICE
- L’economia circolare italiana nel 2025
- Dove crescono tecnologie green, materiali riciclati e soluzioni per il riciclo
- Strumenti e opportunità per le imprese italiane
L’economia circolare sta diventando una leva strategica per la competitività delle imprese italiane. La transizione verso modelli produttivi più sostenibili è guidata da un quadro normativo europeo in evoluzione: il Clean Industrial Deal (febbraio 2025) e il Circular Economy Act previsto per il 2026.
Negli ultimi anni le politiche green europee stanno influenzando anche i flussi commerciali: per rimanere competitivi nei mercati internazionali, le imprese devono garantire conformità ambientale, tracciabilità e contenuto riciclato certificato. In questo senso, la circolarità non è solo una scelta sostenibile, ma un requisito per mantenere e ampliare la propria presenza sui mercati esteri:
Il Circular Economy Report 2025 del Politecnico di Milano e il 7° Rapporto Sull’economia Circolare In Italia del Circular Economy Network evidenziano una forte accelerazione: tecnologie per il riciclo, materiali rigenerati e processi a basse emissioni sono oggi elementi chiave per rispondere alla domanda internazionale e per migliorare le performance produttive. Un contesto che apre nuove opportunità anche sul fronte dell’export.
L’economia circolare italiana nel 2025
L’Italia si conferma tra i Paesi più attivi nello sviluppo di pratiche circolari: seconda in Europa con un indice di circolarità pari a 65,2 (+5 punti dal 2010), subito dopo i Paesi Bassi.
Le performance si dimostrano particolarmente solide sul fronte del riciclo. Secondo ISPRA, il tasso di riciclo dei rifiuti urbani è passato dal 39,9% al 50,8% in dieci anni, avvicinandosi agli obiettivi della Direttiva 2018/851/UE: 60% entro il 2030 e 65% entro il 2035.
Un trend che viene confermato dalla crescente maturità delle imprese: il livello medio di adozione delle pratiche circolari è passato da 2,2/5 del 2024 a 3,1/5 nel 2025, con il 49% delle imprese italiane che hanno introdotto iniziative di economia circolare negli ultimi due anni, segnando una rapida crescita della sensibilità verso questo tema.
Anche gli investimenti aumentano, pur restando contenuti: il 43% delle aziende ha destinato tra 50.000 e 150.000 euro alle proprie iniziative, mentre solo l’8% ha superato i 250.000 euro. Un approccio progressivo, tipico del tessuto produttivo italiano e delle PMI.
Secondo il quadro di monitoraggio Eurostat, la circolarità è oggi uno dei pilastri della competitività europea, poiché riduce la dipendenza da materie prime importate e aumenta l’efficienza dei processi produttivi, condizioni che rafforzano la capacità delle imprese di competere sui mercati internazionali rendendo la filiera produttiva più resiliente. L’Italia si colloca tra i paesi europei con le migliori performance di circolarità. Lo sostiene anche il Rapporto 2025 CEN (Circular Economy Network) in cui emerge la posizione di “vantaggio strutturale” dell’Italia nella circolarità, un presupposto che può agevolare competitività e potenziale export.
Dove crescono tecnologie green, materiali riciclati e soluzioni per il riciclo
All’interno del panorama nazionale, il Circular Economy Report evidenzia una forte concentrazione di startup e PMI attive soprattutto nei comparti:
- gestione dei rifiuti
- riciclo materiali
- moda/tessile rigenerato
- elettronica circolare
- agroalimentare e chimica verde
Si tratta dei comparti più dinamici, che stanno trovando particolare riscontro anche all’estero. Questa crescente attenzione internazionale verso materiali e processi circolari genera nuove opportunità commerciali per le PMI italiane nei settori a maggiore intensità di export come moda, arredo, meccanica, elettronica ed agroalimentare.
Anche il contesto normativo sta accelerando la transizione, grazie all’aggiornamento dei regolamenti End-of-Waste e dei Criteri Ambientali Minimi, che ampliano la disponibilità di materiali riciclati certificati e facilitano la loro esportazione. Parallelamente, i Progetti Faro del PNRR destinano oltre 446 milioni di euro a impianti di riciclo e infrastrutture per energie rinnovabili, rendendo le imprese più competitive sui mercati globali.
Strumenti e opportunità per le imprese italiane
L’economia circolare genera benefici tangibili: nel 2025 ha prodotto 18,3 miliardi di euro di risparmio annuo, pari al 15% del potenziale complessivo di 119 miliardi stimato per il 2030. A questo si aggiunge una riduzione annua di 2,6 MtCO₂eq, segno che i modelli circolari portano vantaggi ambientali concreti.
In questo contesto, l’internazionalizzazione richiede una strategia chiara. Per molte imprese integrare pratiche circolari significa affrontare nuovi requisiti tecnici, normative complesse e mercati in trasformazione. L’arrivo del Circular Economy Act nel 2026 renderà questi fattori ancora più centrali nei processi di export. Prepararsi oggi significa arrivare pronti a un contesto competitivo in cui sostenibilità e internazionalizzazione saranno sempre più interconnesse.
A tale scopo, Progetto SEI offre un supporto concreto per orientare le imprese italiane verso i mercati esteri: mette a disposizione percorsi guidati, servizi informativi e strumenti per valutare le opportunità legate ai prodotti e alle tecnologie della circolarità. Se la tua azienda sta esplorando nuovi mercati o vuole capire come valorizzare le proprie soluzioni circolari all’estero,è il momento giusto per registrarti alla nostra piattaforma.

FONTI
- Circular Economy Report 2025 (Politecnico di Milano)
- 7° Rapporto Sull’economia Circolare In Italia – 2025 (Circular Economy Network)
- DIRETTIVA (UE) 2018/851 (Gazzetta Ufficiale dell’UE)
- Promositalia, “Circular Economy Act: avviata consultazione pubblica”